Alessandro
Beyoncé ha vinto molto di più di un Grammy, l’articolo del New York Times
17 febbraio 2017
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Articolo originale: THE NEW YORK TIMES

 

I neri hanno grande immaginazione, non solo nell’arte ma nella vita di tutti i giorni. Ci siamo immaginati come famiglia quando eravamo trattati come una proprietà. Immaginiamo uguaglianza e libertà quando raramente ci capita di viverle. Immaginiamo un Dio generoso e amorevole quando spesso sembra che se un Dio esiste, non ama i neri quanto lo amiamo noi la domenica mattina.

 

Nella sua esibizione ai Grammys, che ha fatto parlare l’intera nazione da domenica sera fino a lunedì, Beyoncé ha messo in atto la sua immaginazione. Si è appropriata dell’immagine europea della Madonna ed evocato le altre immagini delle orisha africane come Oshun. Ha celebrato la sua gravidanza e raccolto molte donne nere sul palco mentre le parole della poetessa Warsan Shire riempivano l’aria. L’esibizione è terminata con molte mani nere che accoglievano Beyoncé mentre lei sorrideva alla telecamera come una Mona Lisa nera. Non era soltanto il sorriso di una performer soddisfatta, ma il sorriso di qualcuno che sapeva di aver appena vinto.

 

Quando il Grammy per album dell’anno è stato consegnato ad Adele, mi sono sorpreso nel vedere che molti erano rimasti delusi. Ho pensato a mia madre che mi diceva continuamente che devo lavorare il doppio per ottenere la metà di quanto un bianco otterrebbe. Ho pensato alle parole di Beyoncé sulla perdita al famoso talent show  “Star Search”, che le avrebbe dato fama quando era ancora una bambina: “Puoi lavorare davvero duramente e dare tutto te stesso e perdere. La realtà è che a volte perdi e non sei mai abbastanza bravo per perdere. Non sei mai abbastanza grande per perdere. Non sei mai abbastanza intelligente per perdere. Capita e capita quando deve capitare.”

 

I neri che creano lavori radicali e trasgressivi devono ridefinire e reinterpretare cosa significa vincere in una cultura capitalista di supremazia bianca. L’industria musicale è ampiamente governata da uomini bianchi e sono loro che decidono quali artisti, generi e temi dovrebbero essere presenti e finanziati e quali dovrebbero essere eliminati e tagliati fuori. Il lavoro che viene finanziato e sostenuto è spesso lavoro che si rivolge a un pubblico bianco. Se crei un lavoro che non ha questa caratteristica, non stai semplicemente creando un prodotto rischioso, ma ti poni come oppositore alle istituzioni e ai modelli del mercato bianco. Se sei un nero che non tenta di essere appetibile a un pubblico bianco, ma invece ti basi sulla tua cultura ed esperienza, viene visto come un’azione trasgressiva. Se sei una donna che non prova a creare un lavoro che si rivolga a un pubblico maschile, anche questo viene visto come un’azione trasgressiva. Essere premiata per la tua arte è bello, ma quando centri l’estetica e i pensieri radicali della donna nera come Beyoncé ha fatto con “Lemonade”, non sarai premiato dallo stesso sistema che stai sovvertendo. “Lemonade” non ha tradotto la condizione femminile nera per un pubblico bianco. Ha raccontato la storia di una donna nera ad altre donne nere e non ha spiegato queste esperienze per mettere i bianchi più a loro agio.

 

Storicamente i bianchi non premiano la ribellione dei neri. Sicuramente sappiamo che una cultura che ha dimenticato Zora Neale Hurston fino a quando Alice Walker non l’ha riportata alla fama coi suoi lavori non premierebbe Beyoncé. La cultura americana ha punito a lungo i neri che creano lavori che esplorano le storie dei neri senza considerare lo sguardo del consumatore bianco. Certamente sappiamo che una cultura che ha dimenticato la regista Julie Dash (“Daughters of the Dust”) prima che Beyoncé preservasse la sua arte per “Lemonade” non premierebbe Beyoncé.

 

E dubito che sappiamo che un nero radicale non sarà mai premiato se esistono scelte apolitiche, più bianche e più sicure. Beyoncé non ha perso, è stata punita per un’immaginazione femminista nera radicale che è stata troppo da reggere per i bianchi dell’industria musicale, o che fossero interessati a consumare. Non avrebbe ottenuto il premio per un album che i votanti bianchi dei Grammys non potevano cantare.

 

Poco dopo la fine dei Grammys, DJ Khaled ha pubblicato un brano dal titolo “Shining”, cantato in collaborazione con Beyoncé & Jay Z. Beyoncé canta “Tutte queste vittorie. Ho perso la testa.” Ascoltando queste parole, mi è tornato in mente il discorso di Beyoncé quando ha ritirato il Grammy per ‘Best Urban Contemporary Album’.  Discorso espresso molto prima che il Grammy per “Album of the Year” fosse annunciato, era un discorso che probabilmente Beyoncé si sarebbe tenuta per dopo nel caso credesse di avere una chance di vincere il più importante premio della serata. Un discorso che riassumeva la tesi finale di “Lemonade” e i commenti sociopolitici delle sue intenzioni artistiche e della condizione del mondo.

 

“La mia intenzione per il film e l’album era quella di creare un lavoro coeso che desse voce al nostro dolore, alle nostre lotte, ai nostri momenti bui e alla nostra storia; affrontare tematiche che scomodano. È importante per me mostrare ai miei figli immagini che riflettono la loro bellezza in modo tale che crescano in un mondo dove possono guardarsi allo specchio, innanzitutto attraverso le loro famiglie, i telegiornali, il Super Bowl, le Olimpiadi, la Casa Bianca, i Grammys e vedersi.” Beyoncé leggeva queste parole e sorrideva. Sapeva come funzionano queste cose. Forse aveva già immaginato di vincere per se stessa in quanto donna nera. Forse sapeva che la vittoria stava nel fatto che quando aveva tutti gli occhi addosso, non aveva deciso di rendersi più appetibile agli spettatori bianchi. Contrariamente ha lasciato che la sua immaginazione fosse d’aiuto ai suoi obiettivi, a sua figlia e alla sua comunità.

 

Così facendo, Beyoncé ha cambiato la vita degli infiniti telespettatori neri e abbattuto una tradizione dominata da troppo tempo dai dirigenti bianchi e dal gusto bianco. Questa è una vittoria che non si appoggia su una mensola. È una vittoria di cui un artista può godere per il resto della sua carriera, sapendo che la sua arte ha cambiato il mondo. – MYLES E. JOHNSON

 

 

Il pezzo è stato pubblicato martedì 14 febbraio sul New York Times, 2 giorni dopo i Grammys. Beyoncé, che ha letto e apprezzato l’articolo, ha deciso di ringraziare con un mazzo di rose gialle e un biglietto di gratitudine il giornalista dell’articolo del New York Times.

 

 

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